Non era certo un diario e non poteva essere un libro.
Serviva per appuntare gli impegni scolastici ma alla fine dell'anno era molto meglio di un album di foto ricordo.
Ricordo che il must di allora, stiamo parlando della seconda metà degli anni 80, era di non scriverci niente se ne eri il proprietario.
Qualcuno trasgrediva, qualcuno ignorava, qualcuno inventava nuove regole che in fondo, regole non erano.
Era il nostro stile, il nostro mondo, il nostro punto di vista.
E così nella Smemo ci finiva la nostra vita e la vita dei nostri compagni di classe, dei nostri amici, di quelli della "compagnia", degli amici a cui dicevi "oh, ci si vede in via più tardi" ed era tutto chiaro.
Ci si salutava per strada con un cenno della testa, in silenzio.
Non avevamo telefonini di ultima generazione e...non avevamo proprio i telefonini.
Mentre andavano in pensione i telefoni con la rotella numerata, usavamo i primi telefoni a tastiera di casa tra le urla della mamma che ci accusava di costare troppo.
Non avevamo gli sms e perciò, banalmente, suonavamo i campanelli delle case "oh, dai scendi!" e l'altro ribatteva "no, sali tu". Così passavamo i pomeriggi a "studiare" su libri chiusi e televisioni accese su Deejay Television nel quale un giovanissimo Jerry Scotti ancora non immaginava che sarebbe diventato il testimonial del riso suo omonimo, un giovanissimo Amadeus ignorava che sarebbe finito in Rai a condurre un programma clone senza fantasia ed un brillantissimo ed all'apice della carriera Dj Albertino ci caricava di adrenalina con la sua musica dance.
Quanto eravamo semplici nella nostra universale complessità adolescenziale.
Computer, chat, messenger, blog, vlog, facebook e social network erano distanti anni luce e così uscivamo. Si stava per strada sulle nostre belle biciclette che da li a poco avrebbero acquisito un piccolo motore per renderci grandi e per rendere ancora più preoccupati i nostri genitori.
Si stava con le ragazze, si giocava, si chiacchierava, si passeggiava, qualcuno beveva e qualcuno fumava, in questo forse eravamo uguali ai ragazzi di oggi, eravamo pieni di voglia di trasgredire, cambiava solo la sostanza e la quantità assunta.
Uscivamo dall'epoca dei paninari ma ci si pavoneggiava ancora per l'abbigliamento firmato.
Si andava a ballare di tanto in tanto ma preferivamo le feste a casa perché costavano meno ed eravamo più liberi di fare i fatti nostri.
Ci si divertiva moltissimo.
Tutto questo finiva sulla Smemo, storie di giornate passate con gli amici, storie d'amore vissute o solo sognate, storie d'amore finite bene e storie d'amore finite male, tradimenti di ragazze e di ragazzi ma anche storie di amici con i quali si litigava.
A volte pensieri buttati li a briglia sciolta, altre volte aforismi presi chissà dove, come le frasi di Oscar Wilde che tutti conoscevamo senza sapere chi fosse.
Frasi da Bacio Perugina che ci accompagnavano e ci emozionavano.
Ci credevamo, eravamo convinti.
Avevamo ideali universali sui quali non avremmo mai potuto cedere di un passo...
Nella Smemo si scriveva ma soprattutto si incollava.
Cosa? Qualsiasi cosa!
Un anno ne ho rivestito la copertina con i bolli del monopolio che staccavo meticolosamente dai pacchetti di sigarette. Su una pagina ho incollato la chiave della porta del bagno di un locale in cui andammo una sera solo per ricordare qualcosa che ora non ricordo più.
Sulla mia Smemo c'era un cartellino di plastica che diceva "è vietato sporgersi dal finestrino" smontato e rubato dalla carrozza di un treno.
La cosa più clamorosa che ho attaccato sulla smemo fu un reggiseno di pizzo blu, taglia III.
Lo trovai tra i cuscini di un divano al termine di una festa organizzata a casa di un'amica.
A quella festa c'era un mucchio di gente ed abbiamo passato giorni cercando di capire di chi fosse. Quante risate immaginando la ragazza che arriva a casa senza il reggiseno, chissà le domande dei genitori, chissà quante mazzate!!!
E mentre Raf cantava "cosa resterà di questi anni 80?" siamo diventati grandi.
La Smemo ora non l'abbiamo più ma quelle, contenitori di gioventù, sono sempre li, nello scatolone ben conservato. Un giorno, forse, mi divertirò a riguardarle...lontano dagli occhi indiscreti dei miei figli per un pizzico di imbarazzo...
Ed è subito polemica...