
Oggi il razzismo è molto sentito in tutti i paesi del mondo.
Ogni paese lo vive abbracciandolo con la propria cultura e le proprie tradizioni, con i propri flussi migratori, con i propri problemi sociali.
Il razzismo per definizione non è quello a cui assistiamo tutti i giorni, il razzismo prescinde dal contesto, il razzismo è indirizzato verso una razza, appunto, o una minoranza.
Oggi tutto è razzismo.
Se un extracomunitario non paga il biglietto del pullman e ti lamenti sei un razzista.
Se un altro extracomunitario fa il biglietto come tutti gli altri e non dici niente, non sei più razzista.
Non importa da dove venga, di che colore sia la sua pelle o la lingua che parli.
Il problema è il biglietto.
In Italia più che il razzismo esiste la disuguaglianza di trattamento a prescindere dal colore della pelle.
Se vengo scavalcato ingiustamente mi lamento e ne ho anche diritto.
A piccoli passi ci stiamo muovendo verso una società multietnica. Dobbiamo fare in modo che questi passi ci portino nella direzione giusta, non in quella sbagliata.
Non lo accettiamo ma in alcuni casi la discrimazione viaggia in senso opposto.
Si è una minoranza se si è bianchi ed italiani e questo non è il cammino giusto.
Lo vediamo nelle graduatorie scolastiche, nell'assegnazione degli alloggi ed in alcuni casi nel mondo del lavoro.
Dobbiamo ancora raggiungere l'equilibrio in cui il colore della pelle non avrà importanza e si penserà soltanto all'uomo.
Dobbiamo ragionare esclusivamente sui diritti e sui doveri dell'uomo e non sul colore della sua pelle.
Se al termine di questo cammino sopravviveranno le discriminazioni, allora si, potremo parlare di razzismo.
Fino ad allora, il colore della mia pelle sarà: uomo.