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Verba volant, scripta manent

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Ecco perché la nostra "Ricerca della felicità" non è un film

Spero che il lettore abbia già visto il film interpretato da Will Smith "La ricerca della felicità" perché qui ne racconteremo e ne sveleremo alcuni aspetti che invito a vivere in primis davanti allo schermo.

La storia: Chris Gardner (Will Smith) è un brillante venditore senza fortuna nella San Francisco degli anni '80. Padre affettuoso di Christopher, un vivace bambino di cinque anni, e marito di una scontrosa compagna. Chris fatica a sbarcare il lunario.
La moglie, incapace di reggere la crisi, abbandona marito e figlio per cercare fortuna a New York. Rimasto solo Chris cerca tenacemente e ottiene un posto da stagista non retribuito presso una società di consulenza finanziaria. Lo stage durerà sei mesi.
Senza stipendio, sfrattato dall'appartamento e poi dalla stanza di un infimo motel, Chris e il suo bambino cercheranno di sopravvivere dormendo nei ricoveri per i senza tetto ed in una occasione nel bagno pubblico della metropolitana.
Indossando sempre il suo abito migliore e l'orgoglio di chi non vuole mollare, Chris troverà una porzione di felicità.
Non senza fatica.

Continuo a rivedere questo film, senza mai stancarmi.
Mi dicono che questo film fa piangere, che deprime, che sfianca.
Io non sono d'accordo.

Ho in mente due scene del film:
la prima rappresenta la disperazione interiore: in metropolita, non sapendo dove passare la notte, coinvolge il piccolo Christopher in un gioco che lo porta a trovare riparo in un bagno pubblico con la sensazione sulla pelle e nel cuore di non avere più un futuro. Dormiranno sul pavimento coperto di salviette di carta e, mentre abbraccia il piccolo Christopher, Will Smith piange, da solo, raccolto nella sua tristezza ed abbandonandosi alla sconsolazione ed alla paura di non farcela;
la seconda scena è quella che precede la chiusura del film: ce l'ha fatta Chris, è riuscito ad ottenere il posto di lavoro, dopo sei mesi di corse e sacrifici, di problemi, di eventi positivi seguiti a ruota dall'ennesima disgrazia. Will Smith ha le lacrime agli occhi mentre gli comunicano che sarà assunto. Emozionato, raccoglie le sue poche cose e le fa anche cadere perché trema, esce dall'edificio e si tuffa in un fiume di persone senza volto che non lo vedono. Raccoglie le mani davanti al volto, sembra pregare e intanto piange. Ho pianto anche io quando ha cominciato a battersi le mani da solo davanti ad un mondo pieno di spettatori che lo ignora. Non è nessuno, non lo vede nessuno ma dentro, dentro è colui che dopo la ricerca disperata delle felicità, riesce a sentirne il sapore, è felice.
Sopravviverà Chris, riuscirà a sfondare la porta che lo chiude fuori dalla normalità, riuscirà a entrare dalla porta principale nella vita di tutti i giorni e nessuno lo guarderà. Nessuno capirà cosa significa perché nessuno ha dovuto fare la sua strada.

Durante il film Chris Gardner gioisce perché riesce a trovare 8 dollari per acquistare un pezzo di ricambio che gli permetterà di vendere il suo scanner osseo e guadagnarne 250. Con questi soldi andrà avanti un mese intero.
Gioisce perché ha trovato un posto in cui dormire e chiede al figlio quale sia il suo colore preferito. Il verde...stranamente c'è un richiamo al colore della speranza. Forse solo una casualità.

Lotta Chris, giorno dopo giorno, e non molla mai.
La sua forza è pari solo all'amore per la vita del suo piccolo Christopher.
La sua forza è pari solo all'amore per se stesso e lo spinge oltre anche e soprattutto nei momenti, tanti, di forte umiliazione.

Ecco perché la nostra ricerca della felicità non è un film.
Difficilmente oggi saremmo portati a questo livello, difficilmente le umiliazioni che subiamo quotidianamente sono così esasperate, difficilmente gioiamo per una cosa così banale e difficilmente riusciamo a pensare a cosa accadrebbe a noi in una condizione simile.

Siamo lottatori anche noi ma in un contesto diverso che ci porta a pensare a cose diverse.
Per fortuna.

Invito il lettore a riguardare il film ma immedesimandosi nel ruolo principale.
Forse questa perseverante crisi potrà aiutare in questo difficile e costoso esercizio.
Non è un invito al masochismo: il messaggio è estremamente positivo e vuole rinvigorire gli spiriti.

Chi capirà, guarderà il mondo con occhi diversi...gli occhi di Chris Gardner, il vincitore.


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